Presente - Deserto
"Bene - dice l'uomo cucito - credo che siamo giunti ad un accordo."
Si alza dal letto e mostra tutta la sua altezza, un altezza non comune neppure in questi tempi moderni.
Lui però è molto più vecchio di voi, della vostra storia, dell'oasi.
Fa cenno di entrare nella casa e di sedersi.
Accende il piccolo braciere che sta al centro della stanza e la fiamma illumina le sua mani piene di cicatrici.
"Prima di iniziare però vorrei sapere una cosa: raccontatemi chi siete."
Si alza dal letto e mostra tutta la sua altezza, un altezza non comune neppure in questi tempi moderni.
Lui però è molto più vecchio di voi, della vostra storia, dell'oasi.
Fa cenno di entrare nella casa e di sedersi.
Accende il piccolo braciere che sta al centro della stanza e la fiamma illumina le sua mani piene di cicatrici.
"Prima di iniziare però vorrei sapere una cosa: raccontatemi chi siete."
Lascio passare alcuni secondi come se stessi raccogliendo le idee...
RispondiElimina"Beh diciamo che io posso raccontarti chi era dato che chi sono o chi sono diventato non l'ho ancora capito bene nemmeno io.
Mi chiamo Michael Perrin Figlio di Albert Perrin e Kate Beckett è nato a Denver il 25/11/1982.
Di famiglia ricca grazie alla scoperta del nonno, di cui porta il nome, che nel 1935 riuscì a produrre a livello industriale il polietilene.
https://it.wikipedia.org/wiki/Polietilene
La madre, prima di sposarsi, era detective della polizia di Denver al distretto 5.
Si è laureato in legge ad Harward nel 2007 e fino al 2012 ha insegnato presso l’università.
L’insegnamento però gli andava stretto così ha lasciato l’attività
Dalla madre ha preso la voglia di risolvere misteri ma, essendo poco adatto a regole e vita militare, ha deciso di aprire un’agenzia di investigazioni private, inizialmente più per hobby che per necessità. Però, grazie a un buon intuito e alla sua capacità di far parlar la gente con la sua dialettica, ha una discreta fama e, saltuariamente, collabora anche con la polizia locale in alcune indagini in particolar modo col detective Moses del distretto 5 (Indirizzo: 4685 Peoria St, Denver, CO 80239, Stati Uniti).
Solitamente ha la possibilità di scegliere solo casi che gli interessano o che riguardano qualche bella donna che, spesso, diventa qualcosa in più di una cliente.
Quando aveva 17 anni ha perso di meningite fulminante la sorella gemella Amber che era il suo punto di riferimento e la persona che lo equilibrava.
La morte della sorella ha lasciato in Michael un grande vuote e una grande sofferenza. Solo nella fede in Dio è riuscito a trovare un po’ di pace e un senso a quell’evento. Assiduo frequentatore della Providence Bible Church, che si trova a due passi da casa, solo qui riesce a trovare quella pace di cui ha bisogno.
Per la paura di dover soffrire ancora Michael ha chiuso il suo cuore ed è questo il motivo principale per cui non è mai riuscito a innamorarsi e ad avere una relazione stabile. Appena inizia a provare qualcosa in più della semplice attrazione, tronca il rapporto. Questo lo fa passare per un donnaiolo incallito anche se, in realtà, non è così.
Oltre a questo ha la fobia che anche lui possa essere contagiato e contrarre qualche malattia. Per questo è maniaco dell’gene, soprattutto non può girare senza gel per le mani e salviettine igienizzanti.
Anche per il padre la morte della “sua principessa” ha avuto conseguenze pesanti e lo ha portato a porre tutte le sue aspettative su Michael. Quando il figlio, finito il college, ha annunciato la sua intenzione di fare legge e non chimica o ingegneria, il rapporto col padre ha iniziato a deteriorarsi. Quando poi Michael ha lasciato l’insegnamento per iniziare a fare l’investigatore, il padre ha del tutto smesso di parlare con lui.
Si sente regolarmente con la madre che tenta disperatamente di far riappacificare i due ma, fino ad ora, ogni tentativo è stato inutile.
A causa della rottura col padre non piò accedere al patrimoni di famiglia come vorrebbe. Le sole cose che ha avuto sono una discreta casa tra Humboldt Street e la 27th AVE che funge anche da ufficio e una KAMARO.
Io sono Frank Marshall Davis e sono nato il 18 Aprile 1973 in un piccolo ospedale di un piccolo paese del Colorado. Mio padre Anthony era un meccanico e da subito ho mostrato interesse, passione e talento per i motori, le auto e le corse. Durante l’adolescenza inizio a fare le prime gare di rally, per poi diventare pilota professionista in giovane età. Tutto sembrava andare a gonfie vele, un ottimo lavoro con un buon guadagno, una moglie e tanta velocità, tuttavia il destino era dietro l’angolo, anzi dietro l’ultima curva. E proprio l’ultima curva di una gara sulle alpi a cambiare la mia vita. Non ero primo, non lottavo per il podio in quella gara, nulla mi costringeva ad andare al massimo, ma i piloti non riescono a risparmiarsi, il fondo bagnato e un problema all’apparato frenante hanno fatto il resto. La macchina ha perso aderenza, slittò verso l’esterno e finí fuori dalla carreggiata, contro il guard-rail e oltre, rotolando lungo il pendio fino a una roccia che ne bloccò la folle corsa. Io non ricordo nulla da quando ho perso il controllo, ma quando ripresi conoscenza, dopo due settimane di coma, le ossa rotte e molto molto dolore, mi venne detto che il mio copilota e amico Cliff Burton non sopravvisse a quell’incidente terribile che il mondo del rally si ricorderà per sempre.
RispondiEliminaIo mollai tutto, mollai le corse e mollai il mondo del rally professionistico e mi ritirai a vita privata. Mi sono, così, trasferito a Denver con mi moglie, in una piccola villetta nella zona residenziale della città e ho aperto un'autofficina in centro.
La mia vita sembrò avere una ripresa fino a quando mia moglie Elisabeth Wilfrid smette di essere parte della mia vita, d’improvviso e senza un perché.
Così mi sono chiuso in me stesso. Ho venduto la casa coniugale e ho acquistato un monolocale nel quartiere Five Points. Ho, poi, chiuso la ma officina, ma non ho venduto i locali, le attrezzatura e le sue 3 auto (la mia auto da rally, il pick-up e la berlina) e, con una di esse, ho iniziato a fare il tassista, soprattutto per passare il tempo facendo una delle poche cose che mi rilassa: guidare
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaFaccio un cenno di approvazione e, saluto il nostro host.
Elimina"Io no ho molto da dire, mi chiamo Dorian, come il soggetto nel ritratto protagonista del romanzo di Oscar Wilde. A mia madre piaceva molto la letteratura della sua terra e, soprattutto gli scritti di Wilde."
(...)
"Le Piacevano perchè ora non c'è più, l'ha uccisa mio padre!
Non letteralmente, non con un solo gesto, non in un attimo. Ci sono voluti anni, ci sono voluti infiniti momenti, pressioni, uno stile di vita sempre al limite dell'ossessione, sempre e solo apparenza, sempre etichetta, sempre rigore proporio di chi ha fatto del proporio lavoro e della propria immagine uno stile di esistenza.
Mia madre era una persona semplice, nella sua vecchia Inghilterra lavorara in una panetteria di proprietà di mio nonno. Poi un giorno entrò, chiedere informazioni, un giovane rampollo americano che si era perso. Maledetto quel giorno."
"Sono il primogenito della famiglia Denton, una delle famiglie bene di Denver, una delle più ricchie. Nipote di Abram Denton, pronipote di Charles Denton; fondatore dell'attuale Denton Holding, la principale delle società per lo stoccaggio dei beni e la fornitura dei servizi diretti tra le due coste...
Charles come il nome mio padre, Abram doveva essere il mio di nome, "la stirpe non si cambia!"... ma mia madre aveva visto bene e mi diede come primo nome Dorian..."
( ... )
"Dorian Abram Denton... Dad... "
Sorrido.
"... come l'uomo che odio, per non esserci mai stato. Per aver anteposto tutto e tutti a mia madre. Per aver abbandonato me e mia sorella, salvo ora aver bisogno di un erede legttimo. Io non voglio averci a che fare, motivo per cui me ne sono andato e gestico un centro per i giovnai di Denver, conduco una vita tranquilla... mmhhh conducevo una vita tranquilla."
"Possiedo un furgone, il più vecchio penso di tutta Denver, me lo ha regalato mia madre per i 16, e un rosario con il quale medito ogni giorno; questo era suo.
Mi ha insegnato lei a farlo. Diceva che "Una mente equilibrata è difficile da corrompere"... non ne ho mai davvero capito il significato.
Vivo in un appartamento arredato in maniera semplice, in uno dei palazzi più lussuosi di tutta la città....
Questo un regalo di mio padre, quando ero giovane era un vanto, ma ora dopo 30 anni dalla mia nascita ho capito che era solo l'ennesimo regalo per comprare la mia felicità e il silenzio di mia madre... come la moto, i vestiti e l'assegno mensile... Tutto regalato.
Adoro girare tra i collatti bianchi in bermuda e Clarks, ... qualcosa ho tenuto (sorridento!) ... e permettermi il peggiore dei comportamenti solo per mettere in cattiva luce il buon nome dei Denton."
Lascio passare qualche attimo di silenzio quando termina l'ultimo racconto, poi inizio a parlare.
RispondiElimina"Il mio nome è Jonathan Franklin e sono nato a Londra, anche se magari non sembra, nel 1950.
La mia è sempre stata una famiglia benestante, mio padre era uno dei più conosciuti e stimati battitore d'aste d'Inghilterra, non che archeologo e collezionista di oggetti d'arte, oggetti antichi e stranezze di ogni genere.
Ho passato la mia infanzia e adolescenza praticamente con lui.
Un continuo peregrinare tra Inghilterra, Africa e Asia per portare avanti la sua infinita ricerca di conoscenza, per soddisfare l'enorme curiosità che l'antico e l'ignoto suscitavano dentro di lui.
La sua passione era osmotica, e ne sono stato permeato.
Una volta cresciuto mi accorsi che ciò che sapevo, ciò che avevo appreso in questi anni con mio padre non era sufficente e iniziai un intenso percorso di studi, fortunatamente potevo permettermi di non lavorare, e durò molti anni successivamente ai quali passai dei lunghi periodi tra Egitto e India.
Volevo continuare quello che faceva mio padre e in qualche modo oltrepassare il limite da lui raggiunto. E credo proprio di esserci riuscito.
In questi ultimi anni preso sempre più dagli 'acciacchi dell'età' mi sono ritirato in America dove conducevo fino a poco tempo fa una vita abbastanza tranquilla come custode di una vecchia villa, dove ho allestito il mio museo personale e dove si tengono conferenze di studiosi e storici che arrivano da varie parti del mondo.
Ora le cose sono un po cambiate..."
Tutti mi chiamano Les, anche se non ho memorie del mio passato. Tre mesi possono essere pochi ma penso che in questo tempo molte persone, anzi molte generazioni di persone, non riescano nemmeno a concepire quello che io in questo momento sto vivendo.
RispondiEliminaSpiriti che cercano cose nell’ombra, creature che solo Lovecraft potrebbe concepire, buchi per altri mondi, e cos’altro? Oh sì lo scorrere del tempo, tre mesi, una vita, cosa cambia? E cosa rispose il Bianconiglio ad Alice alla domanda “Per quanto tempo è per sempre?”
“A volte, solo un secondo”.